Libri consigliati
 
I MIEI LIBRI



Scodino

Gruppo Editoriale Raffaello, Ancona, 2017

SCODINOGli ATTACCA parole
Una nuova  collana pensata per i primissimi lettori: il bambino si avvia al riconoscimento della  forma-parola scritta  sugli sticker  e partecipa attivamente alla costruzione della storia. Ogni parola-sticker è accompagnata
da un'illustrazione: ciò permette anche ai più piccoli di entrare nel gioco della lettura"... magari con l'aiuto degli amici "grandi".

La storia
Scodino è un pesciolino senza coda, però non si arrende. Come tanti piccoli perdenti che non si danno per vinti sa trovare, anche con l'aiuto dei buoni consigli, la risorsa giusta dentro di sé. E scopre che ognuno sa fare qualcosa!




Natale è arrivato!

Marco Moschini e Maria Clotilde Luca, Raffaello Editrice, Ancona, 2015

NATALETutti sanno quello che fa Babbo Natale a dicembre ma noi raccontiamo, dettagliatamente e in versi, quello che abbiamo saputo da lui in via strettamente confidenziale riguardo a come impiega il suo tempo per il resto dell'anno.




I PIEGATTOLI

(libri-giocattolo da piegare )
Lisciani Editore, Teramo, 2014, " 6,90

I bambini mi hanno insegnato che bisogna affascinarli perché apprendono per fascinazione e che bisogna sorprenderli: più alto è il livello di sorpresa più acquista importanza la proposta avanzata; che dobbiamo puntare sull'immaginazione perché se non viene immaginato il futuro non arriva da solo; che la parola per chi ha tre, quattro, cinque anni deve essere strettamente legata alle immagini, infatti i bambini pensano per immagini molto più di quanto sappiamo fare noi adulti. E' per questo che i miei sono “versi illustrati”.
Qualcuno ha scritto che noi siamo acqua e farina: per diventare pane ci vuole il lievito e il lievito è dato dagli incontri che si fanno nella vita. Ebbene anche in un libro per bambini molto piccoli si possono fare bellissimi incontri.
“I piegattoli” sono una nuova collana di albi che giocano sulla sorpresa verbale e grafica e sulla manualità  e invitano a guardare il mondo con meraviglia ma anche con fiducia perché la forza bruta non può nulla contro il potere dell'immaginazione. L'accorgimento delle piegature moltiplica lo stupore della parola, chiama in causa una realtà  giocata sull'ambiguo e sul possibile e attribuisce alle immagini il carattere di fotogrammi in rapida successione per costituire un importante momento di passaggio dall'abituale fruizione del cartone animato al libro propriamente detto.
Sono adatti per bambini a partire dai tre anni.
Selezionando i titoli qui di seguito elencati, potrà  gustarne la lettura in anteprima dalla voce (e dalle mani) dell'autore.

Nel mare profondo



Camilla nel bosco






CON LOGO INSEGNO IO!

un linguaggio di programmazione per bambini (coautore), S.E.I., Torino, 1987, [esaurito]

ConLOGOinsegnoIo Il linguaggio LOGO è universalmente riconosciuto come il mezzo più appropriato per avvicinare bambini e ragazzi al mondo dell' informatica. Qui viene presentato un itinerario adatto alla scuola elementare.

Con un linguaggio semplice e chiaro, senza mai tradire però il necessario rigore scientifico, si è voluto non già  creare degli esperti programmatori, ma aiutare il ragazzo a problematizzare, ponendosi sul suo stesso piano. Un compito importantissimo è stato affidato alle illustrazioni: tradurre la complessità  di alcuni concetti in rappresentazioni immediatamente percepibili.

L' itinerario suggerito vuol essere un piacevole viaggio in cui trovare quell' atteggiamento di ricerca e di scoperta proprio dell' infanzia e un modo per incoraggiare alla conoscenza degli alfabeti del futuro.




CARA PACE,

Fatatrac, Firenze, 1987 (ristampa 1998 e centomila copie vendute in Russia) [esaurito]

CaraPace
a Nancy Reagan
Casa Bianca – USA

e Raissa Gorbaciova
Cremlino – URSS

Fermo (AP), 1986

Mi scusi se ho azzardato tanto, ma a forza di lavorare con i bambini ho imparato che avere un po' di faccia tosta qualche volta può essere perfino importante e poi questi sono tempi in cui le buone intenzioni non possono permettersi il lusso di restare soltanto intenzioni. Desidero far sentire la mia voce, una fra le tante, in favore della Pace e lo faccio in un modo caro ai bambini: con un racconto di cui allego il manoscritto, nella speranza che riesca ad avvicinare i più piccoli e i più grandi della Terra. Non mi sono rivolto a Suo marito perché forse non avrebbe avuto il tempo di leggermi e perché credo molto nei buoni consiglieri. Grazie.

Marco Moschini




IMMAGINANDO

[itinerari creativi di educazione all'immagine] Armando, Roma, 1990 [esaurito]

Immaginando
Questo libro vuol essere una serie di itinerari, possibili perché sperimentati, che aiutino ad inquadrare il senso e la funzione dell' Educazione all' Immagine nella Scuola in anni in cui l' informazione è esposta a sottilissime manipolazioni e riuscire a ragionare con la propria testa diventa impresa sempre più ardua.

Partendo dal testo dei Programmi per la Scuola Primaria del 1985, letti in chiave essenzialmente operativa, l' autore investe aree (drammatizzazione, fotografia, televisione e cinema) verso le quali la scuola ha tenuto finora un atteggiamento non molto “confidenziale” e propone tecniche in grado di decodificare i messaggi e di far conquistare ai bambini il potere di farsi ascoltare.




GIOCATTOLI DI PAROLE

Giunti & Lisciani, Teramo, 1992 (seconda edizione 1993) [esaurito]

GiocattoliDiParole
Le parole diventano gioco di fantasia e di apprendimento, in una serie di “moduli verbali” da manipolare e combinare.

Corredati di schede operative, i testi permettono l' approfondimento interdisciplinare che lega la lingua alla musica, all' immagine, alla logica e al movimento.




DIRITTI (e rovesci) DEL POPOLO DEI BAMBINI

EMI, Bologna, 1994 (ristampe 1996 e 2002)

DirittiDelPopoloDeiBambini Ho voluto proporre agli adulti un modo gioioso e creativo di stare con i piccoli, e ai piccoli l' uso di strumenti che li aiutino a crescere.

Nella prima parte del volume, dedicata ai ”grandi”, si formulano proposte per un progetto che rispetti il bambino nella sua totalità  (testa e corpo, emozioni comprese ) e lo stimoli al confronto, al dialogo, alla collaborazione e alla non rigidità  di vedute.

La seconda parte, dedicata ai piccoli, consiste in ventitré testi, in rima e illustrati, che sfilano in rapida successione come sequenze di cartoni animati.

Parole e disegni si rivolgono ai bambini perché siano essi, in prima persona, a prendere coscienza dei propri diritti.

Diritti spesso ignorati eppure trattati sorridendo: una serie di soluzioni e di scorci suggeriti dalla freschezza e dalla speranza di cui ogni bambino è concreto garante. Ma al di là  del divertimento affiora un dato importante: i grandi diritti, i grandi temi non possono che passare attraverso una pratica quotidiana, semplice, autentica di interpretazione dei bisogni e di attenzione costante verso ogni bambino.



I RAPATORI DI TESTE

(il romanzo della "diversità ") , Raffaello Editrice, Ancona, 1999


IrapatoriDiTeste
Molti bambini mi hanno sempre chiesto perché mio figlio Francesco (che ha la Sindrome di Down e che quando ho scritto questo libro aveva sette anni) non ha i capelli. In realtà  i medici hanno ipotizzato che potrebbero essergli caduti per lo stress subìto a causa dell'operazione al cuore a cui si è dovuto sottoporre nel primo anno di vita, ma io ho voluto dare una mia versione dei fatti, assolutamente “infedele” e lieve, che potesse aiutare a cogliere, nella diversità , momenti di divertimento e di riscatto. 
All'inizio ho riportato questa frase:

  “Erbacce sono quelle piantine 
    di cui non sono stati ancora scoperti i pregi

perché per apprezzare bisogna prima conoscere, ed è nel rapporto con gli altri, e con i “diversi” da noi, che costruiamo la nostra identità  e possiamo capire meglio noi stessi.  
E' un “romanzo” un po' surreale, che si avvicina alla fiaba per la capacità  che le fiabe hanno di mescolare il dolore con la leggerezza e la speranza, la crudeltà  con il gioco. 
Fiabe, storie e racconti sono dei “mediatori” che, nella loro compiutezza, “riconducono a senso” le nostre esperienze. Cioè, per dirla con Giusi Quarenghi, ci aiutano a metabolizzarle, mediando tra noi e le nostre ansie, restituendoci familiarità  con noi stessi e offrendoci specularità  (perché è negli altri, e nelle vicende vissute dagli altri, che noi ci rispecchiamo e ci riconosciamo).
E se si riesce a “dare un senso” a tutto quello che succede, non c'è esperienza buona o cattiva ma tutto ci permette di crescere. Infatti, non è tanto quello che ci capita che definisce la nostra vita quanto la relazione che riusciamo a stabilire con quello che ci capita. A dirla con Fromm: “La felicità  non dipende da ciò che ci accade, ma da come noi reagiamo davanti a ciò che ci accade”. 
Ora ammettiamo che quello che ci accade sia la nascita di un bambino “diverso”. 
E' un fatto che può sconvolgere la vita. Si rischia di non trovare più il senso dell'equilibrio.    
Ma per fortuna i libri aiutano non solo chi li legge ma anche chi li scrive, e allora 
può anche nascere un libro come “I rapatori di teste “, non come dimostrazione di un equilibrio raggiunto (perché un equilibrio, anche se lo si raggiunge, è sempre da rinegoziare con gli anni) ma come testimonianza degli sforzi necessari per raggiungerlo.
Il libro è destinato a bambini a partire dagli otto anni.  Narra di erbe straordinarie, di pipଠfosforescenti e feroci rapatori di teste, ma anche di un bambino “diverso” e del suo coraggioso compagno di banco. 
Sopravvissuti a maestri trasparenti e a supplenti scatenate sventano, grazie all'amicizia che li lega, il piano diabolico con il quale una banda di spietati mercanti di parrucche vorrebbe far cadere i capelli a piccoli e grandi.
Ma perché si sente il bisogno, direi quasi “l'urgenza”, di raccontare di sé?
Perché talvolta le emozioni possono essere insostenibili, e allora c'è bisogno di tradurle in parole per farle uscire da noi e sentirci più sollevati (“se l'emozione non trova il veicolo della parola ricorre al gesto inconsulto”, Umberto Galimberti). 
“Qualunque dolore può essere sopportato se si traduce in una storia. La narrazione è un processo che permette di trasformare in immagini il non dicibile, inserendolo in un contesto che lo renda meno minaccioso” (Antonino Ferro, psicanalista).
Scrivere di noi ci permette anche di instaurare con la nostra quotidianità  un rapporto di non dipendenza e di non passività . Scrivere lenisce, guarisce; ma più che una reazione di difesa è una reazione di attacco: scrivere del proprio dolore è sempre una vittoria sul dolore, perché la scrittura cerca di circoscriverlo oggettivandolo: una forma di “presa di distanza” per non venirne inglobati; una forma di resistenza psichica.  
Non si scrive per sbattere in faccia agli altri le proprie lacrime. Quando si 
scrive – sostiene Michela Marzano – è perché ci si è messo tanto tempo (talvolta anni) prima di trovare finalmente quelle parole. E allora si cerca solo di condividerle per trasformare il proprio dolore in un atto militante, visto che scrivere di sé e delle proprie esperienze è anche un'azione politica, un modo di mostrare che il “privato” è, in fondo, sempre pubblico. Non ci si vuole “mettere in scena”, ma si vuole nominare quell'evento che ci ha “attraversato” (in certi casi “trafitto”) lasciando tante persone senza parole e che ha invece proprio bisogno delle parole per “dirsi”, affinché si possa piano piano imparare ad accettare la propria fragilità  e le proprie ferite. 





FRA STREGHE E …RISATE

(coautore), Raffaello Editrice, Ancona, 2000

FraStregheErisate
P. Valente, D. R. Mantovani, M. Moschini e N. Cinguetti, vincitori del Premio Città  di Cingoli 1996 – 1997 – 1998 – 1999, presentano quattro racconti inediti in un'unica raccolta.




MAGIA DELLE PICCOLE COSE

Edizioni Opera Naz. Montessori, Roma, 2001 (ristampa 2003)

MagiaDellePiccoleCose
Io credo che per far poesia non esista una ricetta. Non ci sono argomenti “poetici” e argomenti “non poetici”. Qualsiasi cosa può diventare argomento di poesia.
«Il “miracolo” o la “magia” della poesia è solo un “modo di guardare”»

Proust afferma che ”Il vero viaggio della scoperta non consiste nel cercare nuove terre ma nel vedere con occhi nuovi”. E saper guardare le cose, anche quelle quotidiane, con meraviglia, significa riscattarle dalla banalità  e dall'anonimato e riconoscerne la “dignità ” (allora la nostra vita diventerà  anch'essa un po' più degna di essere vissuta).

E' importante, per questo, costruire un immaginario personale che sia capacità  di vedere “altro” nella realtà  di tutti i giorni e nella costrizione dei ruoli. In fondo, questa è proprio la funzione della poesia: «
La poesia è la voce dell' alterità , che apre a un “altrove” non solo della parola ma anche dell' immaginario» e crea uno spazio interiore per riflettere su noi stessi e sul mondo senza venirne completamente assimilati.

Accendere la fantasia a partire dall' infanzia permette che si guardi oltre gli orizzonti del presente per superare la realtà  e non accettarla così com'è. “Il tram è pericoloso, ma il tran-tran è più pericoloso ancora: il tram può spezzare una gamba ma il tran-tran può uccidere il pensiero” (Rodari)].
Con questo libro ho cercato di vestire le “cose da nulla” con la leggerezza dei versi e delle rime, dando forma a un modo di guardare la realtà  con occhi incantati.
Ma anche un altro è il motivo per cui l'ho scritto: un motivo più legato alla mia professione d'insegnante.
«E' importante per la felicità  dell'uomo- diceva J. Dewey – un tipo di educazione che aiuti a conferire “senso” alle cose» (cioè che aiuti a “star bene” con le cose; il che è l' esatto opposto del divenirne schiavi).

Questo modo di rapportarsi dipende dalla conoscenza che noi abbiamo delle cose stesse e della loro origine. “La conoscenza arricchisce di significato, d'intensità  e di piacere anche le gioie più semplici”- afferma il sociologo Domenico De Masi.

E Bertrand Russell confessa : ”Ho gustato le pesche e le albicocche molto più di quanto le gustassi prima, da quando ho saputo che si cominciò a coltivarle in Cina, agli inizi della dinastia Han; e che i cinesi presi in ostaggio dal grande re Kaniska le introdussero in India, da dove si diffusero in Persia giungendo all'impero romano nel primo secolo della nostra era.. Tutto ciò mi rese quei frutti più dolci.

Riuscire ad accendere la curiosità  e l'attenzione verso le cose che ci stanno accanto, e verso il percorso spazio-temporale che le ha portate fino a noi, aiuta a guardarle con occhio “diverso” (e “ammirato” nei loro confronti) e interessa a me personalmente quanto la poesia.




Rimerò

(per giocare con le filastrocche), Raffaello Editrice, Ancona, 2003


Rimero
Le filastrocche sono giocattoli poetici, “abbastanza solidi da resistere agli urti della crescita e abbastanza morbidi da potersi appoggiare in bocca e sciogliersi nel gioco della lingua”.

Sono giocattoli di parole da rompere, smontare, accorciare, rimontare, allungare, cambiare, ma anche giocattoli per sognare, per emozionarci e diventare grandi.

Le filastrocche contenute in questa raccolta permettono di pensare giocando e di manipolare parole come fossero cubetti di legno o mattoncini “Lego”. Questo significa far entrare i bambini nel mondo del simbolo e dell' astrazione senza dover rinunciare al piacere di toccare e di fare.

Dei ventiquattro testi, dodici vengono offerti in “frammenti” da sistemare, ricercando la combinazione migliore, senza escludere la possibilità  di scartare alcuni “pezzi” o inventarne altri più adatti e divertenti.

Ogni costruzione possibile può essere tentata, dando corpo ad accostamenti inediti e a soluzioni le meno scontate, oppure a una sistemazione che risponda a un ordine interno e nascosto (aiutati, in questo, dalla rima ABCB presente ovunque la quale, una volta orecchiata, costituisce l'esile motivo conduttore e il denominatore che accomuna tutte le composizioni).

Qualora però, dopo diversi tentativi, non si riuscisse a montare in modo autonomo e soddisfacente i vari elementi, allora i colori verranno in aiuto: il rosso, il giallo, il verde e il blu guidano infatti il bambino a mettere in ordine i versi abbinando il loro colore a quello dei codici che vengono offerti. I colori non suggeriscono, tuttavia, una soluzione definitiva ma si limitano a restringere il campo delle possibilità  di combinazione (per es.: a un bollo rosso del codice possono corrispondere non uno ma due blocchetti di colore rosso tra i quali bisogna operare una scelta) per lasciare sempre al bambino la soddisfazione di dire: “Questo l'ho fatto io!”

Anche le dodici filastrocche “integre” possono essere usate per giocare: sarà  sufficiente smontarle e sparpagliarne i pezzi per poi ricercare l'originale stesura o nuove combinazioni.

I testi sono corredati di proposte operative che ne permettono l' approfondimento e un uso divertente e trasversale collegando la lingua alla musica, all' 'immagine, alla logica e al movimento.




EDUCARE LO SGUARDO

(i bambini incontrano le "diversità "), Erickson, Trento, 2007

EducareLoSguardo
Fare scuola sta sempre più diventando un impegno militante in senso culturale, e noi oggi abbiamo un grande problema culturale che riguarda la convivenza e l'integrazione, perché anche se i genitori accettano che i propri figli vadano a scuola al mattino con gli immigrati, di pomeriggio preferiscono portarli in parchi in cui gli immigrati non ci siano.

Per Umberto Eco "Uguaglianza significa che tutti hanno il diritto di essere diversi l'uno dall'altro", e io aggiungo che l'unica uguaglianza possibile in un mondo fatto di diversità  è l'uguaglianza del rispetto, e il rispetto si può imparare.

In genere si ha paura dell'altro perché non lo si conosce, ma per aiutare i bambini a conoscersi, oltre a dargli l'opportunità  di stare insieme e di fare, bisogna educare il loro sguardo.

Infatti quello che un bambino "diverso" (disabile o immigrato) pensa di sé, dipende in gran parte da ciò che legge negli occhi degli altri. Allora è lo sguardo degli altri, nei suoi confronti, che va curato e coltivato. Ma per "educare lo sguardo" i bambini vanno aiutati a vedere un po' più in là , oltre la facciata e l'apparenza, e a percepire gli altri come persone "complesse", anche attraverso la lettura di storie e racconti di vita: "Una volta che si sia percepito qualcuno come una persona "complessa", con i suoi errori e le sue lotte - afferma Hazel Rochman in Contras las fronteras - si è superato lo stereotipo, perché è emersa la similarità  con il nostro modo di essere".

E' importante, perciò, costruire nei bambini un immaginario personale che sia capacità  di "vedere altro" nella realtà  di tutti i giorni e nella costrizione dei ruoli, ma anche capacità  di pensare in modo non scontato (non pietistico nel caso dell'handicap e senza pregiudizi nel caso degli immigrati), rifiutando i luoghi comuni e la banalità .
Questo significa educare i bambini alla creatività .

Educare alla creatività  vuol dire, come si sa, permettere a ognuno di valorizzare se stesso attraverso l'espressione della propria originalità , ma vuol dire anche educare alla diversità : "una didattica in cui si promuovano degli atteggiamenti creativi permette che si guardi alle cose sotto l'aspetto dell'alterità  e della novità . Così l'altro, e il diverso, non solo non respingono ma attraggono; le cose e le persone non sono nemiche e il mondo viene vissuto come un oggetto da scoprire".

Educare lo sguardo significa raccontare fiabe, storie e miti, che diventano ponti di carta e di parole fra le culture in un reciproco scambio di idee e di suggestioni, ma significa anche favorire l'uso dei burattini, che invitano a "metterci nei panni degli altri"; significa indurre alla familiarità  con la metafora (che comunica un modo nuovo di vedere le cose e rappresenta la possibilità  di cogliere l'esistente sotto altre prospettive); significa anche far entrare a scuola i giocattoli, sia quelli che gli immigrati ci fanno conoscere sia quelli costruiti da noi con materiali di scarto, compiendo così una straordinaria operazione capace di rivalutare, nel paragone, molti esseri umani bollati come "rifiuti".

Nella pratica scolastica quotidiana ogni singolo contenuto, ogni singola occasione può essere responsabile del clima che si respira, e molto dipende da un' attenta regia, perché le relazioni positive hanno più concretamente occasione di nascere e instaurarsi quando un gruppo condivide progetti, attività , responsabilità , e l'attenzione all'altro diventa quasi una modalità  di lavoro.

Credo infine che, se si vogliano favorire cultura dell'accoglienza ed etica della responsabilità , sia essenziale offrire con leggerezza strumenti preziosi per cogliere in ogni diversità  un'opportunità .




L'alfabeto incantato

Raffaello Editrice, Ancona, 2008

AlfabetoIncantato
Prestare attenzione alla quotidianità , ai suoi luoghi e ai suoi protagonisti (dando voce e "senso" a piccole cose e piccoli gesti), significa arricchirli di significato e d'intensità , riscattarli dall'anonimato e riconoscerne la dignità .

In questa delicata operazione si rivela quasi indispensabile la leggerezza dei versi e delle rime da cui zampilla una realtà  giocata con sguardo scanzonato e sognante che dà  vita a un "dizionario fantastico di cose ordinarie".

Ma qui siamo anche in presenza di una "poesia disegnata", una "poesia per immagini", e la visibilità  è, per Kornei Chukovsky (poeta russo), la prima regola di un testo per bambini: «Ogni strofa di poesia deve suggerire un'immagine, dal momento che i bambini pensano per immagini molto più di quanto sappiano fare gli adulti. […...] Le immagini devono anche cambiare rapidamente e saper produrre una "risonanza interiore" »




CONSIGLIO DI CLASSE

Angelo Ferracuti, Stefano Iucci (a cura di)
Gli scrittori raccontano la scuola italiana (opera collettanea), Ediesse, Roma, 2009.
Prefazione di Filippo La Porta - Con testi di: Affinati, Albinati, Argentina,Arminio, Bajani, Brilli, Capodacqua, Capodaglio, Flori, Minervino, Moschini, Raffaeli, Rossi-Doria, Sbaraglia, Valerio.

ConsiglioDiClasse
Già  nei primi anni sessanta un romanzo, Il maestro di Vigevano di Lucio Mastronardi, una delle opere più importanti della letteratura italiana del secondo Novecento, annunciava la fine di un' epoca e il prevalere prepotente dell'economia sulla cultura nell'Italia del boom.
A quasi mezzo secolo dalla scuola raccontata in prima persona dal maestro Mombelli, e dalla sua figura cinematografica interpretata da Alberto Sordi, che ne tradusse la struggente melodrammaticità  nell'omonimo film di Elio Petri, la percezione dell' istruzione nel nostro Paese è gradualmente andata sempre peggiorando.

Tanto che il ridotto ruolo sociale dell'insegnante, e di conseguenza la sua frustrazione intellettuale in un mondo pieno di merci ma povero di senso, è inconfessabile dato di fatto nella scuola di adesso.

Altri autori negli ultimi anni hanno ripreso il lascito del maestro lombardo raccontando con diversi generi narrativi un mondo da sempre complesso, difficile da decifrare, da Marco Lodoli a Domenico Starnone, da Sandro Onofri a molti altri narratori che compaiono anche in questo libro collettivo, come per esempio Edoardo Albinati ed Eraldo Affinati.

Ma com'è la nostra scuola, oggi? Quali sentimenti, quali nuovi rapporti, quali esseri umani la abitano?

In questo libro alcuni scrittori italiani, molti dei quali insegnanti nella vita, provano ad affrontare l' argomento in modo non ovvio. Ne esce fuori un ritratto a più voci inclemente e al contempo pieno di passione delle tante scuole che stanno nelle tante Italie: quelle dei maestri, dei professori, degli insegnanti che resistono al peggio. E' anche un libro di luoghi, questo: il carcere, la scuola terremotata di L' Aquila, le città  lontane delle gite scolastiche, i percorsi degli spostamenti quotidiani in automobile, o addirittura la strada, luogo della scuola nuova, quella che esce dall'aula e incontra il disagio dei ragazzi delle periferie.
Nuova come quella raccontata con grande raffinatezza e forza nel reportage fotografico di Ennio Brilli, dove tra i banchi bambini di più continenti convivono sfidando l' Epoca.

Angelo Ferracuti, scrittore.
Stefano Iucci, giornalista.

(leggi. tratto dal libro: un'avventura della mente e del cuore)




NON CI PROVARE A PRENDERMI IN GIRO!

Raffaello Editrice, Ancona, 2012

NonCiProvareAprendermiInGiro
Di bullismo si può anche morire. Ecco perché non va sottovalutato fin dall'infanzia. L'arroganza colpisce l'autostima e porta all'esclusione: non si può stare a guardare. “
«La vita» – afferma A. Einstein – «non è pericolosa per i pochi uomini che fanno del male ma per i molti che stanno a guardare cosa succede»”.

Ci vuole educazione alla responsabilità , cura dei sentimenti e allenamento al rapporto con gli altri.

I ricorrenti episodi mettono in rilievo un clima sociale in cui debolezza e diversità  sembrano appartenere a una categoria subumana su cui sia lecito esercitare scherno e disprezzo. Questo clima viene fatalmente respirato anche dai bambini che diventano, a loro volta, persecutori e perseguitati.

E allora, oltre a cercare di capire il perché di questo accanimento, che nasce di solito da una personalità  trascurata la quale vive un senso di inferiorità  che proietta poi sul più debole, credo occorra suggerire ai più piccoli, che sono anche i più esposti, degli strumenti verbali che li aiutino ad “attrezzarsi” e a difendersi, con umorismo e leggerezza, dall'ottusità  e dalla prepotenza.

Per questo, come scrittore per l'infanzia, ho cercato parole che bambini a partire dai quattro anni potessero capire. Ne è nato un volumetto: Non ci provare a prendermi in giro! scritto in rima per rispondere “per le rime” all'antipatico di turno.
Francesco, il protagonista, è un bambino che conosco: è senza capelli, piccolino di statura, con gli occhiali e le orecchie a sventola.

Nel 2013 questo volumetto è stato inserito da Associazione Italiana Editori, Associazione Italiana Biblioteche e “Nati per Leggere”, tra i 100 libri considerati “imperdibili” per la formazione di bambini e ragazzi
=> clicca qui per visualizzare l'elenco completo



 
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